isla_negra
casa de poesia y literatura. Director gabriel impaglione. mensajes: poesia@argentina.com


Inicio
Enviar artículo

Acerca de
Suscríbete al blog

Categorías
General [270] Sindicar categoría
agenda isla negra [648] Sindicar categoría
arte [51] Sindicar categoría
autores en isla negra [5] Sindicar categoría
bios [332] Sindicar categoría
cartas [29] Sindicar categoría
concursos literarios [269] Sindicar categoría
cuento [311] Sindicar categoría
encuentros [4] Sindicar categoría
entrevistas [85] Sindicar categoría
lecturas [722] Sindicar categoría
librocomentarios [28] Sindicar categoría
libros recibidos [25] Sindicar categoría
memorias [94] Sindicar categoría
musica [36] Sindicar categoría
palabra en el mundo [123] Sindicar categoría
periodico [903] Sindicar categoría
poesia [4063] Sindicar categoría
prologos [9] Sindicar categoría
radio en la isla [34] Sindicar categoría
revista isla negra [15] Sindicar categoría
tangos [46] Sindicar categoría
uniones [15] Sindicar categoría
web [630] Sindicar categoría

Archivos
Mayo 2008 [104]
Abril 2008 [206]
Marzo 2008 [198]
Febrero 2008 [199]
Enero 2008 [50]
Diciembre 2007 [181]
Noviembre 2007 [377]
Octubre 2007 [420]
Septiembre 2007 [357]
Agosto 2007 [305]
Julio 2007 [177]
Junio 2007 [347]
Mayo 2007 [330]
Abril 2007 [178]
Marzo 2007 [192]
Febrero 2007 [168]
Enero 2007 [49]
Diciembre 2006 [167]
Noviembre 2006 [168]
Octubre 2006 [320]
Septiembre 2006 [249]
Agosto 2006 [223]
Julio 2006 [192]
Junio 2006 [239]
Mayo 2006 [443]
Abril 2006 [821]
Marzo 2006 [706]
Febrero 2006 [187]
Enero 2006 [224]
Diciembre 2005 [191]
Noviembre 2005 [308]
Octubre 2005 [251]
Septiembre 2005 [215]

Sindicación (RSS)
Artículos
Comentarios

 


Diciembre del 2006


libro de raul isman, argentina

La editorial Nuevos Tiempos -con la colaboración del Foro de la Boca- ha publicado el libro de Raúl Isman llamado "Los piquetes de la Matanza, de la aparición del movimiento social a la construcción de la
unidad popular". El volumen es bastante completo y analiza desde los
orígenes hasta las perspectivas inmediatas del movimiento de
desempleados, hacia mediados de 2003, cuando se cierra el análisis.
El mismo se vende en las buenas casas del ramo a 14 unidades de nuestro
castigado signo monetario, pero al menos, ya no tenemos patacones,
rucucus, lecops, ni moneda basura alguna. En una verdadera oferta (ganga)
se consigue con un importante descuento encargándoselo al autor al
teléfono 15-5720-4273, a través de la página
www.geocities.com/raulisman o
por mail a raulisman@yahoo.com.ar
El (hipotético) lector del exterior de la Argentina puede conseguirlo a
través de http://practical.org/browse/matanza
sección de
http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/9872163065/ref%3Dnosim/p11-20/103-707
3072-7670225

De todos modos, si querés leerlo y no disponés de dinero, te envío la copia digital
Pueden consultarse más detalles, tanto del autor como de sus obras, en
las página webb que se reiteran
www.geocities.com/raulisman
 o http://raulisman.blog.terra.com.ar/
 La relativa lejanía de las fiestas
de fin de año, el día de la madre o lo que se te ocurra pueden ser un buen motivo para obsequiar un buen libro, como este. En la Argentina, la realidad siempre puede empeorar, alguna experiencia
tenemos en tal sentido.

Por lobitogabriel - 30 de Diciembre, 2006, 10:24, Categoría: periodico
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

orlando santana cabrera, españa

USTED, SEÑORA

Que sea usted tan hermosa
no le confiere ningún derecho
a pasar a mi lado con tanta altivez,
que yerga la cabeza precisamente
en el momento de darse cuenta
que la estoy mirando descaradamente,
a pesar del lienzo insuperable de la bahía
entendida en abanico
ante mis ojos llenos de soles
y de distancias oceánicas
que bien pudieran caber en una palangana.

Acaso la miro por caballerosidad,
porque sé que usted piensa que la estoy mirando
y no quiero que desaparezca
por la primera esquina
metida en falsas conjeturas
mientras contemplo indiferente el horizonte
o la camisa manchada de café
del camarero que me guiña un ojo con complicidad.

Orlando Santana Cabrera

Por lobitogabriel - 30 de Diciembre, 2006, 10:21, Categoría: poesia
Enlace Permanente | Comentarios 1 | Comentar | Referencias (0)

carlos carbone, argentina

Momento

Un animal de luz

                               está detrás del humo

       agazapado              

         esperando el instante

                             de asaltar la sangre

    y derribar al tirano

  esperando           

               en la esplendorosa noche

          el momento de cantar.

         Carlos Carbone

publicado en La bodega del diablo

Por lobitogabriel - 30 de Diciembre, 2006, 10:13, Categoría: poesia
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

Luis Gerez e' vivo, trionfo per i diritti umani in Argentina

Luís Gerez è vivo, trionfo per i diritti umani in Argentina

Riapparizione con vita, esigeva tutta l'Argentina democratica. "Sono gli stessi di sempre", sono state le sue prime parole una volta liberato. Lo hanno sequestrato in strada, lo hanno incappucciato, di nuovo torturato come la prima volta, nel 1972 quando aveva appena 16 anni, hanno finto di fucilarlo più volte, ma poi il dispiegamento di forze voluto immediatamente da Nestor Kirchner -che ha parlato alla nazione- li ha indotti a rilasciarlo. E' un trionfo per i diritti umani in Argentina.

di Gennaro Carotenuto

Luís Gerez, 50 anni, muratore, militante peronista, era stato sequestrato mercoledì notte a Escobar, nel nord del Gran Buenos Aires. Il suo sequestro si presentava identico a quello di Jorge López, tre mesi fa, testimone chiave come Gerez in processi per violazioni di diritti umani, che ad oggi continua ad essere desaparecido. La colpa di Gerez era stata quella di avere riconosciuto tra i suoi torturatori del 1972, quando aveva appena 16 anni, il poliziotto di Escobar, Luís Patti, che poi avrebbe fatto carriera politica. Come negli anni '70, come per Jorge López, Luís Gerez -costantemente minacciato da mesi- era scomparso nel nulla nel breve tragitto da casa di un amico al macellaio dove doveva comprare la carne per l'asado. Già nella prima notte, appena informato, il governo aveva risposto con immediatezza. Diciannove case o grandi tenute rurali erano state perquisite nella notte, oltre 50 nelle successive 24 ore, centinaia di uomini erano stati coinvolti facendo volutamente filtrare la notizia che si fosse a conoscenza che i sequestratori -al momento ci sarebbe solo una donna detenuta- fossero collegati allo stesso Patti.

Quando Gerez ieri sera è stato visto da una ragazzina, seduto su un marciapiede, a torso nudo ed in grave stato di choc, mostrava segni di percosse, bruciature sul petto, i polsi segnati dalle manette, ed ha denunciato di essere stato più volte fucilato (una delle tipiche tecniche di tortura psicologica insegnata nella Scuola delle Americhe di Fort Benning). Ricoverato in Ospedale, oltre ai familiari, ha ricevuto la visita del Ministro degli Interni e la telefonata del presidente Kirchner, per il quale Gerez è un militante attivo.

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE La gravità della situazione di ieri, venerdì, era testimoniata dal discorso -appena il secondo in quattro anni- che il presidente Kirchner aveva rivolto alla nazione poche ore prima del rilascio, sul caso che stava sconvolgendo l'Argentina: "Cento giorni fa, mani anonime sequestrarono il testimone del caso Etchecolatz, Jorge Julio López. Da due giorni non abbiamo notizie del testimone del caso Patti, Luis Gerez. Tutto fa pensare che in entrambi i casi abbia agito quella che conosciamo come mano d'opera disoccupata, ovvero elementi paramilitari e parapolizieschi che minacciano per raggiungere l'obbiettivo di mantenere l'impunità".

Se Patti aveva minacciato per tutta la vita Gerez -già quando aveva 14 anni gli diceva "negro, sei nel mirino"- adesso era Patti ad essere nel mirino del Presidente della Repubblica, che lo nominava espressamente in un discorso pubblico. Ma non solo. Il discorso di Don Nestor aveva una portata più vasta. Parlava mostrandosi visibilmente irato: "L'intera società argentina è sotto aggressione da parte di quelli che continuano a pretendere l'impunità. Sappiano tutti che questo Presidente non avallerà nessun tipo di amnistia". Si riferiva ai gruppi filo-militari -anche in questo Kirchner è stato esplicito- che il 5 ottobre manifestarono in piena Plaza San Martín pretendendo l'amnistia per i torturatori e gli assassini.

Il fatto che il governo consideri in maniera prioritaria la difesa dei testimoni, e il fatto che il caso Gerez sia arrivato a conclusione positiva proprio per la decisa azione del governo, non sposta i termini né la gravità della questione. Per garantire che in Argentina sia definitivamente ristabilito lo stato di diritto si devono fare i processi e arrivare a condanna per migliaia di repressori.

Migliaia di testimoni, spesso anziani, e decine di migliaia di familiari, vedono oggi sconvolta la loro vita, quasi sempre ricostruita con fatica dopo essere stati esposti alla brutalità più ignobile. Oggi sono sotto mira da parte di gruppi paramilitari, forse limitati numericamente ma non meno pericolosi, che hanno dimostrato di poter colpire quando vogliono.

Sgominare la banda Patti e trovare gli amici di Etchecolatz che hanno sequestrato e con ogni probabilità ucciso Jorge López è un imperativo per la democrazia argentina che deve fisicamente dimostrare che oggi l'egemonia e la correlazione di forze sono dalla parte della democrazia e non c'è nessuno spazio per aprire trattative con violatori di diritti umani. L'ultima battaglia per la verità e per la giustizia in Argentina è appena cominciata.

http://www.gennarocarotenuto.it

Por lobitogabriel - 30 de Diciembre, 2006, 9:57, Categoría: periodico
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

sardegna nel cuore

Sardegna nel Cuore
Domingo a las 8 horas de Argentina 12 ora de Italia
nuevamente en directa por internet
Quienes hacemos este programa
Teresa Fantasia   y Eduardo Aguirre
agradecemos de todo corazón  a todos los amigos oyentes que nos han acompagnado domingo a domingo apoyandonos con cariño y dandonos fuerzas para seguir en el aire a pesar de todos los obstáculos
A Lucio Mura y Tiziana Treppo por sus notas
 a todos los Artistas Sardos por sus discos y libros maravillosos  que han enriquecido la trasmisión
Un agradecimiento muy especial a nuestros auspiciantes y amigos que han colaborado por el valioso apoyo economico que nos han brindado para mantener en el aire el programa
cada uno en la medida de sus posibilidades:
 Antonio y Marcelo Fantasia (Asoc.Sardegna Moreno y Fanatikos del futbol)
Juan Calaresu (Cuplas Jac),
Familia Penduzzu,(El Sueño del Tano ) Doc.Nestor Tedde,
Silvestre Gravagna (Calzados Gravagna)Doc.ra Idalina Manchinu,Livia G. Felce.
Nelly Cau ,
y otros amigos italianos continentales  que eligieron  permanecer en el anonimato
a todos
Gracias ,Grazie , Grazias dae coro
sin ustedes nada habria sido posible

Por lobitogabriel - 26 de Diciembre, 2006, 13:42, Categoría: web
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

cantata santa maria de iquique

A 99 años de la Masacre de Iquique
El 21 de diciembre se cumplieron 99 años de la masacre de Iquique. Ese día, hace casi cien años, miles de obreros de la industria del salitre, fueron masacrados por fuerzas de la marina y el ejército dirigidas por el general Silva Renard. La matanza se llevó a cabo en la Escuela Santa María y en la Plaza Manuel Montt de la ciudad de Iquique donde los obreros se habían concentrado a la espera de respuestas oficiales a sus reclamos.
Luis Advis, uno de los grandes maestros de la música chilena fue el autor de la Cantata Santa María de Iquique cuyos textos reproducimos más abajo.
La “Cantata Santa María de Iquique” fue compuesta a fines de 1969. El texto se basa en el libro “Reseña Histórica de Tarapacá, del cual, Advis extrajo la mayoría de los datos históricos. Musicalmente, la obra sigue la estructura de las antiguas cantatas populares, pero sustituye el motivo religioso tradicional por un tema social. Es música de tradición europea que incluye elementos de raíz americana.
La obra se estrenó en julio de 1970, en el Teatro La Reforma de Santiago de Chile, y fue posteriormente presentada en el segundo Festival de la Nueva Canción Chilena, que tuvo lugar en agosto del mismo año, en el Estadio Chile de Santiago (actual Estadio Víctor Jara). En su estreno fueron intérpretes el conjunto Quilapayún y el actor Héctor Duvauchelle, quién también participó en la primera grabación de la obra, realizada pocos meses después.
Luego del Golpe Militar las cintas masters de la “Cantata Santa María de Iquique” fueron destruidas. Sin embargo, el conjunto en su exilio siguió presentándola. En 1978, Quilapayún volvió a grabar esta pieza en Europa pero para gran disgusto de Advis, encargaron al escritor argentino Julio Cortázar la remodelación de parte del texto original e hicieron pequeños arreglos instrumentales. Aunque esta nueva versión fue grabada dos veces, el grupo siguió interpretándola después como fue creada originalmente por su autor.
Luis Advis falleció el 9 de setiembre de 2004, había nacido en Iquique el 10 de febrero de 1935.-
Cantata Santa Maria de Iquique
1.- Pregón
Señoras y señores,
venimos a contar,
aquello que la historia
no quiere recordar.
Paso en el Norte Grande,
fue Iquique la ciudad,
mil novecientos siete
marcó fatalidad.
Allí al pampino pobre
mataron por matar
allí al pampino pobre
mataron por matar.
Seremos los hablantes,
diremos la verdad,
verdad que es muerte amarga
de obreros del salar.
Recuerden nuestra historia
de duelo sin perdón,
por más que el tiempo pase
no hay nunca que olvidar.
Ahora les pedimos
que pongan atención.
Ahora les pedimos
que pongan atención.
3.- Relato
Si contemplan la pampa
y sus rincones,
verán las sequedades del silencio,
el suelo sin milagro y oficinas
vacías, como el último desierto.
Y si observan la pampa
y la imaginan
en tiempos de la industria del salitre,
verán a la mujer
y al fogón mustio,
al obrero sin cara, al niño triste.
También verán
la choza mortecina,
la vela que alumbraba su carencia,
algunas calaminas por paredes
y por lecho, los sacos y la tierra.
Tambien verán
castigos humillantes,
un cepo en que fijaban al obrero
por días y por días contra el sol,
ni importa si al final
se iba muriendo.
La culpa del obrero, muchas veces,
era el dolor altivo que mostraba;
rebelión impotente ¡una insolencia!
la ley del patrón rico es ley sagrada.
También verán
el pago que les daban,
dinero no veían,
sólo fichas:
una por cada día trabajado
y aquella era cambiada
por comida.
Cuidado con comprar en otras partes!
De ninguna manera se podía
aunque las cosas fuesen más baratas.
Lo había prohibido la Oficina.
El poder comprador de aquella ficha
había ido bajando con el tiempo,
pero el mismo jornal seguían pagando.
Ni por nada del mundo un aumento.
Si contemplan la pampa
y sus rincones
verán las sequedades del silencio.
Y si observan la pampa
como fuera,
sentirán,
destrozados, los lamentos.
4. Canción
El sol en desierto grande
y la sal que nos quemaba,
el frío en las soledades,
camanchaca
y noche larga.
El hambre de piedra seca
y quejidos que escuchaba,
la vida de muerte lenta
y la lágrima soltada.
Las casas desposeídas
y el obrero que esperaba
al sueño que era el olvido
sólo espina postergada.
El viento en la pampa inmensa
nunca más se terminará.
Dureza de sequedades
para siempre se quedará.
Salitre, lluvia bendita,
se volvía la malvada.
La pampa, pan de los días,
cementerio y tierra amarga.
Seguía pasando el tiempo
y seguía historia mala.
Dureza de sequedades
para siempre se quedará.
6. Relato
Se había acumulado mucho daño,
mucha pobreza, muchas injusticias.
Ya no podían más y las palabras
tuvieron que pedir lo que debían.
A fines de mil novecientos siete
se gestaba la huelga en San Lorenzo
y al mismo tiempo todos escuchaban
un grito que volaba en el desierto.
De una a otra Oficina, como ráfagas,
se oían las protestas del obrero.
De una a otra Oficina,
los señores,
el rostro indiferente o el desprecio.
Qué les puede importar la rebeldía
de los desposeídos, de los parias.
Ya pronto volverán
arrepentidos,
el hambre los traerá, cabeza gacha.
Qué hacer entonces, qué,
si nadie escucha?
hermano con hermano preguntaban.
Es justo lo pedido
y es tan poco.
tendremos que perder las esperanzas?
Así, con el amor y sufrimiento
se fueron aunando
voluntades.
En un sólo lugar
comprenderían:
había que bajar
al puerto grande.
7. Canción
Vamos mujer,
partamos a la ciudad.
Todo será distinto,
no hay que dudar.
No hay que dudar, confía,
ya vas a ver,
porque en Iquique todos
van a entender.
Toma mujer mi manta,
te abrigará.
Ponte al niñito en brazos,
no llorará.
No llorará, confía,
va a sonreir,
le cantarás un canto,
se va a dormir.
Qué es lo que pasa?, dime,
no calles más.
Largo camino
tienes que recorrer,
atravesando cerros,
vamos mujer.
Vamos mujer, confía,
que hay que llegar,
en la ciudad, podremos
ver todo el mar.
Dicen que Iquique es grande
como un salar,
que hay muchas casas lindas
te gustarán.
Te gustarán, confía
como que hay Dios,
allá en el puerto
todo va a ser mejor.
Qué es lo que pasa?, dime,
no calles más.
9. Relato
Del quince al veintiuno,
mes de Diciembre,
se hizo el largo viaje
por las pendientes.
Veintiseis mil bajaron,
o tal vez más,
con silencios gastados
en el Salar.
Iban bajando ansiosos,
iban llegando,
los miles de la pampa,
los postergados.
No mendigaban nada,
sólo querían
respuesta a lo pedido,
respuesta limpia.
Algunos en Iquique
los comprendieron
y se unieron a ellos,
eran los Gremios.
Y solidarizaron
los carpinteros,
los de la Maestranza ,
los carreteros,
los pintores y sastres,
los jornaleros,
lancheros y albañiles,
los panaderos,
gasfiteres y abasto,
los cargadores.
Gremios de apoyo justo,
de gente pobre.
Los Señores de Iquique
tenían miedo;
era mucho pedir
ver tanto obrero.
El pampino no era
hombre cabal,
podía ser ladrón
o asesinar.
MIentras tanto las casas
eran cerradas,
miraban solamente
tras las ventanas.
El comercio cerró
también sus puertas:
había que cuidarse
de tanta bestia.
Mejor que los juntaran
en algún sitio,
si andaban por las calles
era un peligro.
10. Interludio Cantado
Se han unido con nosotros
compañeros de esperanza
y los otros los más ricos
no nos quieren dar la cara.
Hasta Iquique
nos hemos venido,
pero Iquique nos ve
como extraños.
Nos comprenden algunos amigos
y los otros
nos quitan la mano.
Se han unido con nosotros
compañeros de esperanza
y los otros los más ricos
no nos quieren dar la cara.
Y los otros los más ricos
no nos quieren dar la cara.
11. Relato
El sitio al que los llevaban
era una escuela vacía
y la escuela se llamaba
Santa María.
Dejaron a los obreros,
los dejaron con sonrisas.
Que esperaran les dijeron
sólo unos días.
Los hombres se confiaron.
No les faltaba paciencia
ya que habían esperado
la vida entera.
Siete días esperaron.
Pero que infierno se vuelven
cuando el pan se está jugando
con la muerte.
Obrero siempre es peligro.
Precaverse es necesario.
Así, el Estado de Sitio
fue declarado.
El aire trajo un anuncio,
se oía tambor ausente.
Era el día veintiuno
de Diciembre.
12. Canción
Soy obrero pampino
y soy
tan reviejo como el que más,
y comienza a cantar mi voz,
con temores de algo fatal.
Lo que siento en esta ocasión
lo tendré que comunicar,
algo triste va a suceder,
algo horrible nos pasará.
El desierto me ha sido infiel,
sólo tierra cascada y sal,
piedra amarga de mi dolor,
roca triste de sequedad.
Ya no siento más que mudez
y agonías de soledad,
sólo ruinas de ingratitud
y recuerdos que hacen llorar.
Que en la vida no hay que temer
lo aprendido ya con la edad,
pero adentro siento un clamor
y que ahora
me hace temblar.
Es la muerte que surgirá
galopando en la oscuridad.
Por el mar aparecerá,
ya soy viejo
y sé que vendrá.
14. Relato
Nadie diga palabra
que llegará
un noble militar,
un General.
El sabrá como hablarles,
con el cuidado
que trata el caballero
a sus lacayos.
El General ya llega
con mucho boato
y muy bien precavido
con sus soldados.
Las ametralladoras
están dispuestas
y estratégicamente
rodean la escuela.
Desde un balcón les habla
con dignidad.
Esto es lo que les dice
el General:
Que no sirve de nada
tanta comedia.
Que dejen de inventar
tanta miseria.
Que no entienden deberes,
son ignorantes.
Que perturban el orden,
que son maleantes.
Que están contra el país,
que son traidores.
Que roban a la patria,
que son ladrones.
Que han violado a mujeres,
que son indignos.
Que han matado a soldados,
son asesinos.
Que es mejor que se vayan
sin protestar,
que aunque pidan y pidan
nada obtendrán.
Vayan saliendo entonces
de ese lugar,
que si no acatan órdenes
lo sentirán.
Desde la escuela, El Rucio,
obrero ardiente,
responde sin vacilar,
con voz valiente:
Usted, señor General,
no nos entiende.
Seguiremos esperando,
así nos cueste.
Ya no somos animales,
ya no rebaños,
levantaremos la mano,
el puño en alto.
Vamos a dar nuevas fuerzas
con nuestro ejemplo
y el futuro lo sabrá,
se lo prometo.
Y si quiere amenazar
aquí estoy yo.
Dispárele a este obrero
al corazón.
El General que lo escucha
no ha vacilado.
Con rabia y gesto altanero
le ha disparado.
Y el primer disparo es orden
para matanza
y así comienza el infierno
con las descargas.
15. Canción- Letanía
Murieron
tres mil seiscientos,
uno tras otro.
Tres mil seiscientos mataron,
uno tras otro.
La Escuela Santa María
vió sangre obrera,
la sangre que conocía
sólo miseria.
Serían
tres mil seiscientos
ensordecidos.
Y fueron tres mil seiscientos
enmudecidos
La Escuela Santa María
fué el exterminio,
de vida que se moría
sólo alarido.
Tres mil seiscientas miradas
que se apagaron.
Tres mil seiscientos obreros
asesinados.
Un niño juega en la Escuela
Santa María.
Si juega a buscar tesoros
qué encontraría?
16. Canción
A los hombres de la pampa
que quisieron protestar,
los mataron como a perros
porque había que matar.
No hay que ser pobre,
amigo, es peligroso.
No hay ni que hablar,
amigo, es peligroso.
Las mujeres de la pampa
se pusieron a llorar
y también las matarían
porque había que matar.
No hay que ser pobre,
amiga, es peligroso.
No hay que llorar, amiga,
es peligroso.
Y a los niños de la pampa
que miraban, nada más,
también a ellos los mataron
porque había que matar.
No hay que ser pobre,
hijito, es peligroso.
No hay que nacer, hijito,
es peligroso.
Dónde están los asesinos
que mataron por matar?
Lo juramos por la tierra,
los tendremos que encontrar.
Lo juramos por la vida,
los tendremos que encontrar.
Lo juramos por la muerte,
los tendremos que encontrar.
Lo juramos, compañeros,
ese día llegará.
17. Pregón
Señoras y señores,
aquí termina,
la historia de la Escuela
Santa María.
Y ahora, con respeto,
les pediría
que escuchen la canción
de despedida.
18. Canción Final
Ustedes que ya escucharon
la historia que se contó,
no sigan allí sentados
pensando que ya pasó
.
No basta solo el recuerdo,
el canto no bastará.
No basta sólo el lamento,
miremos la realidad.
Quizás mañana
o pasado,
o bien en un tiempo más,
la historia que han escuchado
de nuevo sucederá.
Es Chile un país tan largo,
mil cosas pueden pasar
si es que no nos preparamos
resueltos para luchar.
Tenemos razones puras,
tenemos por qué pelear,
tenemos las manos duras,
tenemos con qué ganar.
Unámonos como hermanos
que nadie nos vencerá,
si quieren esclavizarnos,
jamás lo podrán lograr.
La tierra será
de todos,
también será nuestro el mar,
justicia habrá para todos
y habrá también libertad.
Luchemos por los derechos
que todos deben tener,
luchemos
por lo que es nuestro,
de nadie más ha de ser.
No hay que ser pobre,
amigo, es peligroso.
No hay ni que hablar,
amigo, es peligroso.
Unámonos como hermanos
que nadie nos vencerá,
si quieren esclavizarnos,
Jamás lo podrán lograr.
ENVIO: AGENCIA DE COMUNICACIONES RODOLFO WALSH

Por lobitogabriel - 26 de Diciembre, 2006, 13:32, Categoría: poesia
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

manuel rui, angola

Uma Onda e África

1
Uma onda
é amar-te e medo
ciúme deste mar
tan-tan do meu naufrágio
numa canoa de pétala
de acácia
2
Uma jangada
que me tragas feita
de troncos de palmeira
ou de um barco de negreiros
afundado
e dentro de uma concha
uma notícia
3
Amar-te é esta distância
e junto ao mar
senti-lo viajado
azul e com estrondo
4
Amar-te é uma fogueira
sobre a onda
sítio de uma lavra
de milho ou mandioca
na areia que me foge
sob a espuma
5
Amar-te é isto
com o teu perdão
não agarrar a onda
e mastigar-lhe o sal
que apenas sei
ter já beijado
a tua praia
6
Uma onda
que penso.
Outra em que reparo.
A mesma em que pensei
e que retorna ao mar.
7
Porque ficar a onda
— o impossível
(dizem que não havia
mar
remos de sol
nem barcos afundados).

envio amelia pais

Por lobitogabriel - 26 de Diciembre, 2006, 13:31, Categoría: poesia
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)

maria sanz, españa

LÚCIDAMENTE TRISTE
Marcada con el signo de las horas,
juiciosamente loca
dentro de una razón en cuarentena,
vienes a ser distinta
tras esos avatares que te arrastran.
Ningún minuto crece,
se transforma
tal vez como la idea sumergida
cuya derivación te da motivos
para sobrevivir entre dos aguas.
Liberada por todos los silencios,
lúcidamente triste
en medio de un destino por entregas,
vienes a ver tu sombra
tras esas claridades que no eclipsan.
Ningún instante fluye,
se dilata
quizá como el amor desposeído,
cuya verdad exige
cercarse y escapar al mismo tiempo.
 Es un poema de María Sanz. Pertenece a su libro Voz mediante (Sevilla, Point de Lunettes, 2006). Con él obtuvo el premio II Premio de Poesía "San Juan de la Cruz -Ciudad de Úbeda.-
Tomado de Portal de poesia

Por lobitogabriel - 26 de Diciembre, 2006, 13:29, Categoría: poesia
Enlace Permanente | Comentar | Referencias (0)